Uno spazio per fermarsi

Sembra un controsenso parlare di fermarsi quando tutti siamo più o meno limitati nel muoversi. Eppure è proprio quello che occorre fare se riflettiamo sull’etimologia del termine fermarsi, ovvero “rendere stabile”. La furia del Coronavirus ci ha reso tutti instabili, ci ha obbligati a cambiare abitudini, vita, modo di pensare. Nessuno era preparato a tutto ciò. Dopo la fase dell’emergenza, ora arriva l’onda lunga di un mutamento sociale che investe intere categorie professionali, che trasforma le relazioni e mette a dura prova gli equilibri che avevamo. Occorre “starci dentro”, attraversare il dolore, la mancanza, il limite. Occorre inventarsi una nuova vita, anche se nessuno sa bene come e quale potrà essere. Nessuno ha la ricetta, ma tutti possiamo mettere i nostri ingredienti. Ecco perché Solidare, che ha sempre connotato la sua essenza psicoanalitica in una dimensione sociale, propone e mette a disposizione uno spazio per “rendere stabile” il nostro procedere. Uno spazio, e non un luogo, perché lo spazio di pensiero può trovare forma in qualunque luogo.

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