Film

Il cinema aiuta a dare voce alle nostre parti mute: non c'è come un film, una scena o un dialogo sul grande schermo per illuminare qualcosa di noi che fino a quel momento era avvolto nel buio. Ecco alcune proposte di Solidare per capire meglio noi stessi e gli altri.

alcuni film della stagione 2019 / 2020

Vale sempre la pena di dare un'occhiata alla programmazione dei cinema AnteoBeltradeMexico e Cinemino.

Tutti i ricordi di Claire * La dea fortuna * L’ufficiale e la spia * Storia di un matrimonio * Un giorno di pioggia a New York * La belle epoque * Parasite * The Irishman * Jocker * Le verità * Grazie a Dio * Il mio profilo migliore * Yesterday * Antropocene * Mio fratello rincorre di dinosauri * L’Ospite * The Rider * Il Regno * Un giorno di pioggia a New York * Il pianeta sul mare * C’era una volta a… Hollywood * Il sindaco del Rione Sanità * Le verità * La mafia non è più quella di una volta * Tutto il mio folle amore

L’ufficiale e la spia di Roman Polanski
Al titolo originale potente ed efficace dell’ultimo film di Polansky “J’Accuse…! “, vincitore del Premio per la Miglior Regia alla 76esima edizione della Mostra del  Cinema di Venezia, è stato purtroppo preferito dalla distribuzione italiana quello più vago del romanzo di Robert Harris, co-sceneggiatore, “L’ufficiale e la spia”. “L’ufficiale e la spia” smorza l’idea di un film di grande forza politica e dirige maggiormente l’attenzione sul contrasto tra due personaggi, di cui uno a primo acchito pare buono, e l’altro cattivo. Invece non è la solita storia, questa di Polanski, per quanto adattata al cinema d’Autore, è La Storia, evento specifico avvenuto nel passato ma dal significato profondo, che si riconnette a tanti altri eventi che si ripetono nel corso del tempo e riecheggiano nel Presente.
Il film riprende lo storico “affaire Dreyfus”, dal nome dell’ufficiale dell’esercito francese di origine ebraica condannato nel 1895 come spia e traditore e deportato sull’Isola del Diavolo nella Guyana francese in completa solitudine. Si è trattato di un clamoroso caso di errore giudiziario che è diventato il più grande conflitto politico e sociale della Terza Repubblica francese, innescando un dibattito culturale importantissimo.
Polanski accende i riflettori sul tema della giustizia e della sua corruzione dal punto di vista dell’accusatore: il protagonista è infatti Georges Picquart (Jean Dujardin), l’uomo diventato capo del controspionaggio che per primo aveva volto i sospetti sull’ufficiale Dreyfus (Louis Garrel). Quest’ultimo, quando comprende di aver accusato un innocente, decide di lottare per la verità e la giustizia contrapponendosi all’esercito, in una lotta impari, di cui vengono messe a fuoco con estrema lucidità le storture e le ingiustizie di un percorso giudiziario inquinato dal pregiudizio razziale e dalla volontà, da parte dei politici, di detenere il potere a qualsiasi prezzo. Per incastrare Piquart viene anche data in pasto al pubblico la relazione clandestina fra  Picquart e la moglie di un militare, interpretata dalla straordinaria Emmanuelle Seigner. Ma quello che è davvero autentico, pare dirci il regista, non cede alla vergogna e alla brutalità.
È un film da vedere “Jaccuse”, in questi tempi dove lo scontro tra quella che è la realtà e le sue “versioni” manipolate, tra la verità e le fake news è sempre più duro: Polanski racconta – attraverso il suo sguardo – un evento storico partendo dai fatti e ne fa intuire la genesi e le conseguenze per la Storia dell’Europa, con l’inquietante antisemitismo che prende piede e ancora oggi nutre di odio tante persone.
È recente notizia che il tema di Storia sarà ripristinato all’Esame di maturità, dopo polemiche e raccolte di firme e petizioni da parte di chi riconosce l’importanza della conoscenza di una materia che colloca l’Uomo in un percorso evolutivo, fa comprendere che gli eventi non accadono per caso e non è solo il “destino” che li determina. È un film da vedere anche perché mostra come il registro della Storia sia fortemente legato alle storie personali degli uomini, a loro volta determinate dal momento storico, politico e culturale che vivono e, soprattutto, dalle loro vicissitudini personali, dalla loro classe sociale, razza (non si potrebbe più dire) e morale, dalle dinamiche consce e inconsce più profonde, che giocano a determinarne pensieri, affetti, comportamenti.
Polanski usa tutte le sue abilità e il suo genio di regista, trattenendo le emozioni attraverso una ricostruzione lucida dei fatti e uno stile classico perfetto, rifiutando ogni coinvolgimento personale, lasciando allo spettatore la responsabilità di riconoscersi come protagonista della Storia. (commento E Marchiori- medico psichiatra psicoterapeuta)

JOKER di Todd Philips, con Joaquin Phoenix.

Sul filo del rasoio. E’ un film che corre spedito sul filo del rasoio rischiando sempre lo schianto, e che tutte le volte lo evita, va oltre, ci sorprende. Un capolavoro? Può darsi. Joaquin Phoenix che dà il volto e soprattutto il corpo a questo personaggio “marginale” della saga di Batman - che non si immaginava così carico di problematiche e che pensavamo già esaurito con le prove autorali di Jack Nicholson e Heath Ledger - si conquista l’Oscar d’ufficio perché è difficile immaginare qualcuno più bravo di lui. Questo Joker ci sorprende e ci spiazza, tanta è la sua forza espressiva e la profondità che raggiunge.
Una risata vi seppellirà. O ci seppellirà. Pare che Joaquin Phoenix durante i provini abbia espresso una quindicina di risate sgangherate per dare vita al suo personaggio; risate che nella versione in lingua originale ci trascinano nell’abisso della sua esistenza, dilaniata dal sapersi un figlio adottato o l’erede del potente politico che si candida a diventare sindaco di Gotham City, una metropoli degradata invasa dai topi e spaccata da una divisione sociale che contrappone una élite di ricchi a una massa di anonimi umani. Joker è su quel filo sospeso che può scivolare nell’anonimato che si conforma, oppure che può degenerare nel conflitto tra classi per affermare la propria umana dignità. Quel filo è la follia, e fa venire in mente la canzone Sally“perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”.
Joker è Arthur Fleck, uno psicopatico che vive con una madre con un trascorso psichiatrico grave, che fa il clown come professione, ma dentro di sé coglie lo scarto dagli altri e i loro limiti. Nel colloquio finale con l’assistente sociale che gli chiede cosa lo faccia ridere, risponde laconico: Non la capirebbe… Il filo del rasoio su cui corre tutto il film è il livello su cui si posa l’occhio di chi guarda e che continuamente spiazza: lo sguardo sul sociale, sull’umano, sul singolo. Joker ha come riferimento Murray Franklin, un anchorman che ha il volto di De Niro - finalmente in un ruolo all’altezza delle sue capacità, dopo ruoli non proprio esaltanti - che anche lui cerca di rimanere sulla cresta dell’onda, sul filo del rasoio, di una normalità che ormai mostra la corda.  Forse il punto d'incontro, la sintesi, o magari solo la speranza di una pacificazione, sta nelle due sequenze (dopo l’omicidio in metropolitana e all’ingresso del talk show) dove Joker si mette a danzare con movenze armoniose che permettono di andare ed esprimere un “oltre”… 

RIASSUNTI  PER  ARGOMENTO

Nel documento in allegato abbiamo selezionato alcuni film vecchi e nuovi, e li abbiamo suddivisi per argomento. L'elenco risente di una inevitabile soggettività e ovviamente alcuni titoli possono fare riflettere su più argomenti, oltre a quello indicato.

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