Film

Il cinema aiuta a dare voce alle nostre parti mute: non c'è come un film, una scena o un dialogo sul grande schermo per illuminare qualcosa di noi che fino a quel momento era avvolto nel buio. Ecco alcune proposte di Solidare per capire meglio noi stessi e gli altri.

n e i   c i n e m a   d i   m i l a n o

SEGNALATI

Siamo ai saldi di fine stagione con però alcune perle di grande qualità sopravvissute all’invasione di horror e commediacce: 1945, La terra di Dio, L’affido, L’atelier, La casa sul mare, Lazzaro felice, Parigi a piedi nudi. Si possono trovare qua e là all’Anteo, al Beltrade, al Mexico e al Cinemino.

VISTI

HANNAH di Andrea Pallaoro
Un film scritto su misura di Charlotte Rampling (Coppa Volpi come migliore attrice all'ultimo Festival di Venezia), che non sarebbe esistito senza di lei, e in effetti è difficile immaginare un'altra interprete che sappia portare sulle spalle il peso di una storia impalpabile, nella quale i sentimenti e gli stati d'animo affiorano in uno sguardo distratto e fugace, in un sopracciglio alzato o nella impercettibile piega delle labbra. Hannah è una donna che si addossa un dolore silenzioso che possiamo solo immaginare, perché mai viene detto: la vediamo accompagnare il marito in carcere, per non si sa bene quale crimine (anche se qualche cenno lascia intendere che ci sia una vicenda di abusi sessuali su minori), e via via subire lo sfogo anonimo di un'inquilina, il rifiuto del figlio di accoglierla in casa per la festa di compleanno del nipote, l'espulsione da un circolo sportivo, il distacco dal poprio cane... Il mondo la respinge per qualcosa di cui non ha colpa o responsabilità, o forse sì, potremmo anche supporlo, mentre lei si guarda intorno ferma e smarrita, forse perché sta interrogandosi su se stessa. Lei accetta tutto, al massimo piange disperata da sola in un bagno pubblico, senza mai accusare qualcuno, senza lamentarsi. Una sofferenza sorda e dignitosa che entra sottopelle e che parla ai nostri tanti dolori umani.

COCO di Adrian Molina e Lee Unkrich
Un piccolo gioiello adatto per ogni età, che si apprezza perché si snoda avvincente come un thriller, trattando con garbo e fascino il tema della morte e mettendo in scena una spassosa galleria di personaggi. Miguel è un ragazzino messicano che sente di dover fare il musicista, ma la sua famiglia non ne vuole sentire parlare assolutamente perché un antenato ha lasciato a suo tempo la moglie e la figlia Coco per seguire il successo. Nel tentativo di trasgredire al divieto di partecipare a una competizione canora, Miguel incappa nei suoi antenati defunti, che in occasione della festa dei morti sono in transito verso il mondo dei vivi (divertentissima la dogana) purché di loro sia conservata una foto, e finisce con l'entrare in un aldilà fantasmagorico per andare a conoscere il suo famoso antenato. La trama è scoppiettante quanto profonda nel mettere a confronto i morti coi vivi, il ricordo, la memoria e l'oblio, riservando momento toccanti ed esilaranti. Da non perdere.

THE SQUARE di Ruben Ostlund
Se mettiamo un oggetto qualsiasi in un museo diventa automaticamente un'opera d'arte? E se costruiamo un quadrato di porfido, lo Square del titolo, lo delimitiamo con un cordolo luminoso e stabiliamo che chi entra in quello spazio trova un santuario di fiducia e amore che ci rende tutti uguali, funziona lo stesso? Questo è quello di cui è convinto Christian, direttore di un museo di Stoccolma, tutto compreso nella parte dell'uomo positivo e ordinato, finché non rimane vittima di un episodio di deliquenza spicciola che progressivamente lo mette di fronte al contrasto tra la teoria e la pratica, tra il voler essere e l'essere davvero, che fa i conti soprattutto con la propria e con l'altrui aggressività. Da qui tutta una serie di situazioni contrastanti che spiazzano, talvolta con risvolti divertenti altre volte con toni fortemente drammatici. Christian si lascia andare a scrivere una lettera minacciosa a tutti gli inquilini di un palazzo dove ha localizzato chi gli ha rubato il portafoglio e il cellulare, con tutte le conseguenze del caso; per non dire di quell'idilliaco Square che rischia di passare inosservato se - come suggerisce il marketing - non si fa una promozione trasgressiva, talmente sopra le righe che oltre a entrare in evidente contrapposizione col messaggio di pace intrinseco al quadrato, lo obbliga a dare le dimissioni... Un film forte, sui limiti e sui confini, che non lascia indifferenti e che entra lentamente sottopelle fino a costringerti a riflettere sul nostro modo di vivere. Palma d'oro al Festival di Cannes.

THE PLACE di Paolo Genovese
Capita ancora di sentire qualcuno che provocatoriamente dice che parlare con un analista sia come fare una chiacchierata al bar con un amico. The Place ribalta completamernte la prospettiva mettendo in scena un uomo che sta per tutto il film seduto in un bar, in un luogo ovattato dove i rumori dell'esterno e gli avventori dei tavoli di fianco rimangono sbiaditi e anonimi, mentre una galleria di vari personaggi arrivano, si siedono davanti a lui e gli chiedono un aiuto, un parere, un modo per realizzare progetti… Sono spunti molte volte precisi, altre volte surreali. I personaggi portano in quel luogo le istanze di una società mossa dall'immediatezza e dalla bramosia, tranne un'anziana signora che all'ultimo si sottrae alle proprie tentazioni e la barista che si offre come "specchio" di quello strano avventore. Lui ascolta, prende appunti misteriosi su un’agenda e a qualcuno dei questuanti offre anche indicazioni precise sul da farsi. Più si va avanti, più quella messa in scena sembra davvero richiamare gli incontri tra paziente e terapeuta, senza però essere scimmiottamento, ma anzi tenendo alto il livello dell'attenzione e delle tantissime sfumature umane, dalle quali emerge un'anziana donna, l'unica che riesce a smarcarsi  In quel luogo, come nella stanza d'analisi, le persone portano segreti, desideri e speranze...

DOVE NON HO MAI ABITATO di Paolo Franchi
Architetti senza casa... Francesca torna dopo vent'anni a Torino dove abita l'anziano padre malato, un famoso architetto dal carattere aspro che non ha ancora perdonato alla figlia di essersene andata a Parigi a seguito della morte della madre, anch'essa archistar, di avere sposato un ricco finanziere con cui ha fatto una figlia ora adolescente, rinunciando di mettere a frutto le sue indubbie doti di architetto. Una coppia di genitori sicuramente ingombrante, che dissolvendosi con la scomparsa della madre, ha lasciato Francesca esposta alle aspettative eccessive del genitore. Nulla è cambiato nel corso degli anni tra loro due. Adesso che la donna è costretta a fermarsi per qualche tempo, il padre le chiede  il favore di affiancare il suo giovane socio Massimo nella conclusione del progetto di una spledida casa in costruzione sulle colline torinesi destinata a una giovane coppia. Francesca nicchia, Massimo - che rappresenta il figlio che l'anziano avrebbe voluto avere - si irridisce, ma poi cede volentieri apprezzando la tenera e schietta sincerità della donna che vorrebbe defilarsi raccontando al padre una bugia. Massimo è un uomo maturo ancora single che abita un appartamento ancora ingombro di scatoloni da svuotare e che ha una relazione poco convinta con Sandra. Tra lui e Francesca nasce un interesse che lascia entrambi imbarazzati e sorpresi: cos'è quell'attrazione che si esprime attraverso sguardi e silenzi? Quali case interiori stanno abitando e quali invece vorrebbero abitare? In mezzo a queste domande affiora qua e là, anche negli altri personaggi di contorno, la rilevanza della figura paterna, del suo sguardo distratto o incoraggiante che segna in un modo o nell'altro il percorso dei figli. Forse possiamo abitare qualunque luogo purché dentro noi alberghi l'amore...

120 BATTITI AL MINUTO di Robin Campillo
"Che cosa fai nella vita?" chiede Nathan a Sean. "Faccio lo sieropositivo. Penso che basti, no?" In effetti negli anni Novanta l'ondata di morte seminata dall'Aids nella comunità gay sembrava annullare ogni altro pensiero, e questo film ci ricorda con dolore e rabbia le azioni del gruppo di atttivisti francesi Act Up che denunciavano l'inerzia dei politici e l'ambiguità delle case farmaceutiche, mentre la malattia incombeva senza lasciare scampo. In questa cornice s'inserisce la storia tra i due giovani, uno soltanto sieropositivo, che riescono a tenere in piedi il senso della loro vita con la forza della parola e con una relazione messa quotidianamente alla prova. Il film ha un forte impatto emotivo nella sua semplicità espositiva grazie all'uso costante di primissimi piani che "entrano" nei personaggi e a sequenze dilatate che restituiscono una dimensione "reale" alle situazioni (viene in mente  la scena della chiusura della bara de La stanza del figlio di Moretti). Questi 120 battiti ci fanno vibrare e rivivere un periodo che avevamo dimenticato. Candidato all'Oscar per la Francia come miglior film in lingua straniera.

IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE di Silvio Soldini
Teo, un pubblicitario sciupafemmine che tiene nascosto il proprio passato e i propri sentimenti anche alla fidanzata, incontra Emma, una giovane donna diventata cieca all'età di 17 anni che fa l'osteopata e che dà lezioni di francese a una ragazza che rifiuta la propria cecità. Inesorabilmente il mondo fatto di "apparenze" di Teo si sgretola davanti agli occhi di Emma, che vedono "oltre" e che vanno all'essenza delle cose e delle persone. Un percorso lento, che Soldini ci fa compiere con uno sguardo "in soggettiva", senza strappi o colpi bassi, avvalendosi di un Giannini in gran forma e sempre più bravo e di una superba Valeria Golino. Finale splendido.

L'EQUILIBRIO di Vincenzo Marra
Film duro, asciutto ed essenziale sul difficile equilibrio che il giovane don Giuseppe cerca di trovare nella parrocchia napoletana a cui viene destinato, dove detta legge la criminalità organizzata. Il suo predecessore aveva trovato un compromesso alquanto pericoloso con i malavitosi, pieno di belle parole consolatorie a cui chiunque poteva aggrapparsi con la dovuta rassegnazione, spostando colpevolmente l'attenzione su questioni irrisolvibili per lasciare che altri traffici e abusi potessero proseguire indisturbati. Don Giuseppe è un puro di cuore, un semplice per nulla stupido, che però non intende piegarsi e fa il possibile per cambiare qualcosa, riuscendoci ovviamente solo in minima parte e in maniera simbolica. Ma almeno ci prova. La morale del film è proprio questa: di fronte ai grandi temi della vita, al nostro vivere in un mondo devastato e profondamente ferito dal cinismo umano, ciascuno di noi è chiamato a fare la sua piccola, magari insignificante parte. Ma comunque a farla.

SEGNALATI dai pazienti

NEL PAESE DELLE CREATURE SELVAGGE di Spike Jonze
il protagonista è un preadolescente che soffre l'abbandono del padre e contestualnente l'indifferenza della sorella verso la sue richieste d'attenzione. L'unico punto d'incontro con la realtà che lo circonda è la figura rassicurante della madre che, quando riesce, lo ascolta per creare mondi immaginifici, ma il conflitto esplode e incrina le sue certezze, costringendolo a scappare. Sarà la sua fantasia a garantirgli di diventare re in un mondo di "creature selvagge", mostri e "cose", in ultima analisi (come recita il titolo in lingua originale), non specificabili e definibili altrimenti, evitando per un soffio di essere fagogitato, per tornare a rinsaldare il legame materno.

IL SAPORE DELLA CILIEGIA di Abbas Kiarostami
Il film narra di un uomo che, deciso al suicidio, vaga per la periferia di Teheran in cerca di chi possa aiutarlo nel suo intento dietro lauta ricompensa: dopo aver ottenuto il rifiuto da parte di un soldato curdo e di un seminarista afgano, l’uomo si imbatte in un anziano contadino di origine turca in quale, nonostante all’inizio cerchi di dissuaderlo, alla fine accetta l’incarico...o no? Finale a sorpresa per questo film il cui tema, quello dell’apparente banalità della morte o della vita, proprio per essere centrale e assoluto, viene qui giustamente raccontato tramite un linguaggio monocorde e minimale tanto da poter giustamente essere ulteriormente riassunto e incarnato, nel finale, dalla straordinaria semplicità del gusto della ciliegia. 

RIASSUNTI  PER  ARGOMENTO

Nel documento in allegato abbiamo selezionato alcuni film vecchi e nuovi, e li abbiamo suddivisi per argomento. L'elenco risente di una inevitabile soggettività e ovviamente alcuni titoli possono fare riflettere su più argomenti, oltre a quello indicato.

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